Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è entrata nel linguaggio quotidiano di aziende, enti pubblici e organizzazioni. Ma il vero valore dell’AI non sta nell’utilizzare una tecnologia innovativa: sta nel progettare soluzioni capaci di rispondere a problemi concreti.
È proprio da questo principio che nasce uno dei progetti che ci rende maggiormente orgogliosi.
Il lavoro sviluppato insieme al Parco Nazionale del Vesuvio è stato infatti presentato durante la 7ª Conferenza Alfred Rittmann, il più importante appuntamento scientifico italiano dedicato alla vulcanologia, organizzato dall’Associazione Italiana di Vulcanologia (AIV), dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dall’Università degli Studi di Catania e dall’International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth’s Interior (IAVCEI).
Il progetto, intitolato “AI-Based Risk Communication and Conscious Tourism Development in Volcanic Areas: The Case of Mr Plinio, the AI Assistant of Vesuvius National Park”, propone un nuovo approccio alla comunicazione del rischio attraverso l’Intelligenza Artificiale, utilizzando il caso di Mr Plinio, il primo assistente virtuale basato su AI realizzato per un Parco Nazionale italiano.
Tutto parte dalla domanda giusta
Quando si parla di AI, spesso ci si concentra sullo strumento.
Noi preferiamo partire dal problema.
Come si possono aiutare migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo a vivere un territorio complesso come il Vesuvio in modo più consapevole?
Come si possono fornire informazioni aggiornate, multilingua e disponibili in qualsiasi momento, senza rinunciare all’autorevolezza scientifica?
La risposta non era semplicemente “realizzare un chatbot”.
La risposta era costruire un nuovo modello di comunicazione capace di trasformare informazioni scientifiche e istituzionali in un dialogo semplice, accessibile e personalizzato.
Da questa intuizione è nato il concept di Mr Plinio, sviluppato insieme al Parco Nazionale del Vesuvio e successivamente evoluto fino a diventare un vero caso di studio scientifico.
Dall’assistenza ai visitatori alla comunicazione del rischio
Presentato alla Conferenza Alfred Rittmann, il lavoro mostra come un assistente basato sull’Intelligenza Artificiale possa supportare non solo l’accoglienza dei visitatori, ma anche la diffusione di informazioni fondamentali sulla sicurezza.
Il poster evidenzia come il sistema possa comunicare:
- informazioni sui sentieri;
- condizioni meteorologiche;
- eventuali limitazioni temporanee;
- indicazioni per la sicurezza;
- contenuti divulgativi sul territorio;
- informazioni validate dagli enti competenti.
L’obiettivo non è sostituire il lavoro degli esperti, ma rendere la conoscenza scientifica più accessibile e facilmente fruibile da cittadini e turisti, integrando la comunicazione del rischio nell’esperienza quotidiana di visita.
Un progetto nato dalla collaborazione
Il valore di questo progetto risiede anche nelle competenze che lo hanno reso possibile.
Il poster scientifico è firmato da rappresentanti dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, dell’Osservatorio Vesuviano – INGV e dell’Università di Foggia, a testimonianza di un percorso condiviso tra istituzioni, ricerca scientifica e innovazione tecnologica.
Per noi di Seed Media Agency è stato un privilegio contribuire alla nascita di un’idea che ha trovato spazio in un contesto scientifico internazionale, dimostrando come comunicazione, tecnologia e ricerca possano dialogare per affrontare le sfide dei territori complessi.
L’Intelligenza Artificiale ha valore solo quando risolve un problema
Ogni giorno si parla di AI come se fosse una destinazione.
Noi la consideriamo uno strumento.
Un progetto di Intelligenza Artificiale ha senso quando migliora un servizio, semplifica un processo, rende più accessibili informazioni complesse o crea nuove opportunità per aziende, enti pubblici e organizzazioni.
È questo l’approccio con cui lavoriamo: partire dagli obiettivi, progettare l’esperienza e solo dopo scegliere la tecnologia più adatta.
Perché l’innovazione non si misura dal numero di algoritmi utilizzati, ma dall’impatto che riesce a generare.
